TULLIA FRANZI
PIETRO BASSI
 

TULLIA FRANZI 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella seconda metà degli anni ’50, esattamente nell’estate del ’57, muore ad Alzano una delle figure cittadine più emblematiche e prestigiose del secolo scorso.

 

Tullia Franzi, la poetessa che all’interno del suo mondo (quello artistico e letterario) veniva spesso chiamata Tullia d’Alzano, si spegne in una cameretta dell’ospedale Pesenti Fenaroli, attorniata solo da poche amiche carissime. E’ il modo di andarsene invocato e cantato da tanti letterati, musicisti e poeti: il paese natio, un letto di sofferenza lieve ed il conforto delle persone care alle quali affidare gli ultimi ricordi e la mai sopite passioni.

 

All’illustre concittadina, Legionaria fiumana, docente di letteratura, sublime poeta, appassionata musicista e cultrice dell’arte, le autorità comunali dedicano questo epitaffio:

 

Dott. Prof. Tullia Franzi,

 

donna di elette virtù patriottiche,

interventista nella Prima Guerra Mondiale,

Legionaria Fiumana decorata con medaglia d’oro,

nominata Capitano sul campo di battaglia,

già insegnante di belle lettere nei Licei di Milano

e nell’Accademia Artistica di Brera,

anima aperta a tutti gli ideali di bene.

 

Ma chi era, veramente, Tullia Franzi?

 

Nasce ad Alzano Maggiore il 21 marzo 1886, da un’agiata famiglia di imprenditori locali, proprietari di una delle più rinomate filande seriche della media Valle Seriana. La filanda era situata in Alzano Maggiore, località San Pietro, proprio alle pendici del Santuario della Madonna Addolorata e dell’antica fortezza denominata “Il Castello”. Locali dove, in seguito avrebbe trovato locazione uno dei due cinematografi della cittadina, gestiti dalla famiglia Cassina.

 

Dopo la prematura morte del padre, Tullia, con la mamma ed il fratello Mario, si trasferiscono, nel 1913, a Milano, dove risiedono in una splendida proprietà “Villa Celestina” al civico n. 3 di Via Caltanissetta. Villa poi venduta, nei primi anni successivi alla seconda Guerra Mondiale, ad un’istituzione scolastica che si occupava dell’istruzione dei figli delle ambasciate e dei consolati milanesi.

 

Tullia, ancora adolescente, inizia i suoi studi classici nel Collegio degli Angeli di Treviglio, gestito dalle Suore di Carità, per proseguire poi i suoi studi letterari all’Università di Firenze. 

 

In età giovanile frequenta pure la scuola di recitazione del Maestro Rasi a Bergamo e la scuola di musica con il Maestro Marinelli e si diploma a pieni voti in pianoforte, contrappunto e composizione, al Conservatorio Giuseppe Verdi.

 

Si laurea nel 1915 discutendo una tesi su Dante Alighieri dal titolo Noterelle dantesche.

 

Dopo la laurea in lettere antiche, assume la docenza di lettere classiche e di storia dell’arte in parecchi licei lombardi dell’epoca, quali il Cairoli di Varese, il Manzoni, il Berchet ed il Beccaria di Milano, il Collegio Reale delle Fanciulle e la Civica Scuola Superiore femminile Manzoni di Milano e l’Accademia Carrara di Bergamo.

 

Poi le viene assegnata la funzione di Presidente della Sezione Lettere dell’Associazione Lyceum di Milano. Quindi, a fine carriera, approda prima al Liceo Artistico e quindi all’Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano.

 

Pubblica numerosi scritti, in particolare gli apprezzati Studi Letterari su Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, Torquato Tasso, Ugo Foscolo, Giosuè Carducci, Antonio Rosmini, Carlo Goldoni e altri.

 

Appassionata oltre che di letteratura pure di storia, Tullia scrive anche su personaggi alzanesi e bergamaschi di notevole levatura, quali: Donato Bono Pelliciolo, Nicolò della Valle, Pietro d’Alzano, Fra Bartolomeo Guglielmo Gregis, Bernardino Seradobati, Clara Maffei, il Canonico Giuseppe Finazzi, Vittore Ghislandi e Gaetano Donizetti. 

 

Svolge anche numerose ricerche sull’arte, effettuando studi su Giotto, Lorenzo Lotto, Palma il Vecchio, Raffaello, Michelangelo, Leonardo, Bernardino Luini, Paolo Giovio e Gian Battista Moroni, nonché uno studio su Rembrandt e la pittura olandese. In tal modo acquisisce la fama di uno dei principali critici dell’Arte del primo Novecento.

 

Vive il suo più intenso periodo durante la sua permanenza presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano (ininterrottamente dal 1936 al 1956) dove riesce a coniugare, in un particolare ed incisivo unisono, ed in maniera impeccabile, tutte le sue profonde conoscenze in campo letterario, poetico, artistico e musicale, educando al gusto e all’amore dell’arte folte schiere di studenti.

 

Si interessa pure di costumi e folclore bergamaschi, effettuando ricerche e studi su Antonio Tiraboschi, Costantino Beltrami e Giacomo Zanella.

 

La storia della Patria la vede protagonista di primo piano, quale animatrice patriottica nel corso della Prima Guerra Mondiale del 1915-1918.

 

A guerra finita eccola pronta al suo reclutamento volontario nella Legione Carnaro; reclutamento che  vede  la  giovane  Legionaria  estremamente  attiva,  temeraria  e  sempre  in  primo piano, nell’impresa di Fiume condotta da Gabriele d’Annunzio.

 

Durante quest’impresa viene assegnata al Battaglione Regina Bianca del San Michele, conquistando sul campo il grado di Capitano con la seguente motivazione:

 

Quale perfetta Legionaria si trovava in prima linea durante il primo scontro con i regolari e manteneva contegno calmo e coraggioso……Nel primo giorno di combattimento arditamente si spingeva nelle linee avversarie per convincere gli Alpini a desistere dalla lotta fratricida”.

 

In tale impresa Tullia era affiancata da ben 48 Legionari di Bergamo, fra i quali Antonio Locatelli, aviatore temerario e futura medaglia d’oro  alla memoria.

 

L’illustre alzanese conquista, in tale frangente, la Medaglia d’oro di Fiume e la Medaglia al valore di Ronchi.

 

Tornata dalla campagna militare, Tullia viene richiesta come conferenziera, in Italia ed all’estero, quale collaboratrice di numerose associazioni letterarie, storiche e patriottiche, fra le quali spicca la prestigiosa Dante Alighieri della quale assume, per oltre 20 anni, la presidenza della Sezione Lettere.

 

Collabora, costantemente, ad oltre venti riviste letterarie e giornali, che ne raccolgono studi e pubblicazioni e tiene, per conto del Governo Italiano, una serie di interventi di italianità sia in Italia che all’estero (Olanda, Grecia, Turchia e Rodi) .

 

Innumerevoli sono poi gli scritti storici dedicati alla sua Alzano: La famiglia degli alzanesi – La nuova facciata della chiesa di San Martino – Il Fogazzaro a Bergamo e a Alzano – Uno sguardo su Alzano – Note e appunti di storia albanese – La cultura e l’arte in Alzano sotto la dominazione veneta.

 

Poetessa sublime, compone, inoltre, elevate liriche raccolte in due collane poetiche Ragnatele e Ritorni cantando, in quest’ultima raccolta, i suoi frequenti ritorni nella cittadina natia.

 

Nel 1952 vince il concorso poetico del Lauro Italiano, indetto dalla Nuova Italia Letteraria.

 

Poco dopo l’inizio della seconda Guerra Mondiale, negli ultimi mesi del 1940 Tullia ritorna periodicamente ad Alzano e sempre con maggior frequenza. Quando poi a Milano iniziano i bombardamenti, Tullia si stabilisce definitivamente nella sua città natale ove risiede nel magnifico Palazzo Pelandi.

 

 

Come sembrano lontani  i tempi delle sue epiche gesta, della celebrità, delle aule dell’accademia di Brera e dell’Università popolare di Milano, dove, secondo quanto scritto da Luigi Medici in un articolo del ’54, ella “offriva ai discepoli ed al pubblico milanese armoniosissime note di arte squisita”.

 

Muore il 9 luglio del 1957.

 

Il suo passato epico eroico, che rappresenta oggi un tempo forse troppo lontano nella storia, serve certamente a “conferirle un’aureola di leggenda che la poetessa ha sempre amato documentare conservando gelosamente i preziosi cimeli dannunziani, le sue medaglie, ma soprattutto i suoi scritti”.

 

Noi tutti dovremmo essere veramente “capaci riascoltare e di sentire la voce del bello e del buono così come Ella lo ascoltava e lo sentiva.”

 

Queste frasi, tratte da un articolo scritto, poco dopo la sua morte, da un’altra poetessa alzanese Stefania Terzi Nani, esprimono al meglio che donna straordinaria sia stata Tullia Franzi e che cosa abbia lasciato in eredità al suo paese ed alla sua Patria.

 

Era un poeta che riusciva veramente a immedesimarsi in ciò che scriveva:

 

…Son io che piano piano in me respiro

oppur respira dentro me la terra?…

 

(Dalla raccolta poetica  “Ritorni” )

 

Bastano questi due versi, su tutti, per capire quanto profondo sia il suo vivere ed il suo sentire, nell’attesa e nella consapevolezza dell’ultimo evento.

 

Due anni dopo la sua morte, Alzano la ricorderà intitolando a suo nome la scuola di Avviamento professionale, all’epoca una delle più importanti della provincia contando la frequenza di oltre 240 ragazzi.

 

Quando, una quindicina di anni dopo, questa chiuderà i battenti e nei locali subentrerà l’attuale liceo scientifico, anche la targa in marmo a lei dedicata, affissa fuori dall’ingresso principale, così come il busto collocato nell’androne, scompariranno. Alzano perderà così un’altra occasione e, con essa, anche un pezzo della sua storia.

 

La classe politica alzanese del momento si dimenticherà così, troppo presto, di una delle sue figlie più insigni. Questa sarà, purtroppo, la pubblica ricompensa a colei che non aveva mai dimenticato il suo paese natio, giungendo persino a dedicargli una delle sue più belle poesie.

 

 

 

ALZANO

 

Paternamente dischiuse le braccia,

sorge il Frontale a vigilare Alzano,

feudo antico proteso verso il fiume.

 

Il colle si riveste di vigneti

che, turgidi di grappoli maturi,

leggerissimo effondono profumo.

 

Pochi ruderi restan del Castello;

ma col mosto vi  canta nuova vita

tra bimbi in festa e cinguettii d’uccelli.

 

Giù nel ridente piano popoloso,

ferve il lavoro con rullio di ruote

e giocondo fumar di ciminiere.

 

Lenti sul fiume discendono i vecchi,

tenendosi per mano i nipotini,

all’ombra fresca d’alberi frondosi

 

Maternamente pia, la bella chiesa

Tutti aduna nell’ora di pregare;

a tutti prega la notturna pace.

 

 

(dalla raccolta poetica Ritorni)

 

 

 

* (contributo tratto dai libri di Angelo Pellicioli:

   …così ricordo Alzano…   e  Tullia d’Alzano 

per gentile concessione dell’autore)

 

Le poesie di Stefania Nani Terzi

 

 

Stefania Nani Terzi nasce ad Alzano Lombardo, dove vivrà tutta la vita, nel 1909. Studi classici e perciò grande amore e passione per la letteratura l'accompagneranno sempre.

Dopo le poesie della giovinezza inedite, riprende a scrivere per vari giornali e poi, con grande piacere, per la terza pagina della " Comunità Alzanese".

Ottiene segnalazioni d'onore in vari concorsi fra i quali il "Giacomo Leopardi" e una medaglia al premio "Bergamo e Provincia" per la lirica " A Jean Bellet", milite savoiardo sepolto nel nostro cimitero.

Prepara altre raccolte di poesie fra le quali " Canti per la mia Gente ": un insieme di ricordi personali del Paese tanto amato.

Altre raccolte si possono trovare presso la Biblioteca di Alzano.

La sua abilità nello scrivere è conseguenza dell'attenta e appassionata lettura dei grandi classici ed, in paticolare, delle opere di Leopardi. 

La Passione per la  letteratura e per la scrittura l'accompagneranno fino alla morte avvenuta nel luglio del 1999.

 

Dal volumetto CANTI PER LA MIA GENTE

Prefazione

 

....Ho voluto raccogliere questi miei scritti di poesia, vecchie e nuove composizioni nate da momenti di viva ispirazione e da vari sentimenti.

Istanti di gioia esaltante e di disperato dolore.

Vi domina un essenziale godimento dello spirito

a contatto con la natura e tutte le sue manifestazioni,

con l'Arte e i fatti che contano nella vita di ognuno;

i legami che uniscono la gente dello stesso paese,

le loro memorie.

Tutto questo ho voluto donarvi molto umilmente.

 

        Stefania Nani Terzi

Approdo

Cariatidi

Sottoripa

 

.......crediamo di fare buona cosa a riassumere così l'insegnamento che Franco ci ha lasciato nella vita, negli scritti e, e perchè no, nei suoi quadri: ogni uomo deve sentirsi costituito in autorità e responsabile degli altri,  parte viva di una comunità fondata sulla Fede, una Fede però che si fa opere; e il tutto deve sentirsi di portarlo avanti con coraggio.

Ecco, così è apparso a noi Franco: un uomo coraggioso che ha vissuto nel nostro tempo e qui.....di noste bande.

 

Don Basilio

Alzano, 18 aprile 1980: primo anniversario della sua morte.

 

Lo scritto e le immagini sono tratte dal libro " u di noste bande " realizzato a cura  del CIRCOLO GIOVANILE IMMACOLATA di Alzano Lombardo

Titolo grande

 
 
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Raccolta foto su Alzano

Raccolta foto su Alzano

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AMORE

 

Dolcissimo, puro, elevato,

sottile, impalpabile, leggero,

denso, pieno, prorompente,

reale, spontaneo, pungente,

 

latente, intimo, raccolto,

sospirato, desiderato, sofferto,

contrastato tribolato, pianto,

narrato, rimato, cantato,

 

pensato, invocato, atteso,

rievocato, analizzato rimpianto,

tremato, scosso, rabbrividito,

disteso, tranquillo, sereno,

 

forte, corroborante, deciso,

presente, costante, sentito,

amico, dolce, geloso,

accomunante, vivo. Eterno!

 

 

( dalla raccolta poetica “PERCEZIONI”)

(per gentile concessione dell’autore)

 

L’esordio professionale di Mario Pezzotta (Alzano Lombardo, Bg, 1920) risale al primissimo dopoguerra ed è legato all’Orchestra del Momento che, diretta da Aldo Rossi, si esibiva nella milanese Taverna Ferrario. Ben presto il giovanissimo trombonista (i suoi colleghi erano mediamente più anziani di dieci-quindici anni) entra in quella di Gorni Kramer, alle prese con il doppio impegno alla Sirenella e alla radio. Sono anni di grande fermento musicale, si suona ovunque, in locali vecchi e nuovi, nei cortili, alla radio, e si possono liberamente suonare nuovi generi musicali. E’ in questo ambito che nei primi anni Cinquanta, Pezzotta raccoglie attorno a sé validi musicisti con i quali si esibisce soprattutto in locali milanesi quali il Santa Tecla e l’Arethusa. Giuseppe Alù alla tromba, Lorenzo Nardini al clarinetto e al sassofono, Eraldo Romanoni al pianoforte, Ubaldo Beduschi al contrabbasso, Enrico Cuomo alla batteria, costituiscono il quintetto che l’accompagna in un repertorio vasto, ma indirizzato soprattutto al dixieland. Frequenti sono le collaborazioni con altri musicisti, dall’ottetto di Basso e Valdambrini alla Big Band di Armando Trovajoli, le incisioni discografiche (Fonit, Broadway, Meazzi), le apparizioni televisive (Alta Fedeltà) e le esperienze con proprie formazioni a diverso organico (quattro tromboni e ritmica).
Passano gli anni e Pezzotta allarga l’orizzonte dei propri interessi alla musica colta (Orchestra Sinfonica della RAI, Orchestra della Scala) e all’insegnamento (Conservatorio di Verona; la notizia, tramite la voce di Gianfranco Madini, allora presidente degli Amici del Jazz di Monza, appare in diretta in un cd live segnalato nella discografia), ma non rinnega l’esperienza del sestetto, via via ringiovanito con elementi provenienti dall’Orchestra Ritmica della Rai: Emilio Soana, tromba; Ettore Righello, pianoforte; Carlo Milano, contrabbasso; Franco Campioni, batteria.
Purtroppo, verso la fine degli anni Ottanta, i sintomi della malattia lo obbligano ad interrompere l’attività pubblica ma, sorretto dalla passione per la musica, continua ad impartire lezioni private. Si spegne a Bollate (Mi) il 9 febbraio 2004.
Stimato in vita (Oscar Valdambrini gli dedicò “When The Angel Listen To Mario” ed Eraldo Romanoni “Pezzottando in swing”), la sua scomparsa è stata ricordata, tra gli altri, da Gianluigi Trovesi e Giampiero Boneschi, concordi nel sottolineare le qualità strumentali ed umane.

 

Sara Valoti

SARA VALOTI è nata ad Alzano Lombardo nel 1977. Si è laureata in Lettere Moderne nel giugno 2002 presso l'Università Statale di Milano. Attualmente lavora come impiegata presso un'azienda bergamasca.

Ha pubblicato tre romanzi:

UN NASTRO DI VELLUTO BLU (2013, LA CASA DI SETA (2013) e PANE E SALE (2015).

Collabora occasionalmente a blog e siti di scrittura

 

Pietro Bassi

Jacopone da Todi cantò
 
FERRO CHE RUGGINOSO
SI METTE ENTRO FUCINA
SE MARTEL PODEROSO
LO BATTE, BEN S'AFFINA

Nato nel 1910 Pietro Bassi ha studiato alla " Fantoni" nei corsi serali mentre di giorno frequentava la bottega del maestro d'arte Carlo Tironi; Frequentò anche in Alzano la scuola d'arte e mestieri, insegnando disegno per quattro anni; allo stesso tempo esegui molti lavori in palazzi e chiese della Lombardia su progetti di insigni architetti come Luigi Angelini e l'accademico d'Italia Piacentini. Continuò gli studi frequentando la scuola d'arte del metallo alla Villa Reale di Monza, sotto la guida insigne di Alessandro Mazzucotelli.

Alla morte del padre (1929) Bassi dovette tornare in famiglia essendo primogenito; continuò a lavorare nella bottega del padre e nelle Basiliche di Alzano, Gandino, Pontida e Como. Consolidò così la sua formazione artistica e continuò a girare in Musei e Gallerie avendo preferito " una cultura autodidatta".

....... Dai suoi scritti apprendiamo: " L'inizio della mia attività artistica creativa la daterei dal 1947 e cioè da quando cominciai a produrre per "Arte e Artigianato Orobico" di Luciano Rumi a Milano in Viale Regina Giovanna 17."

Ancora Bassi che scrive: Ho esposto i miei lavori nell'aprile 1936 al Museo Artistico Industriale di Roma, nel 1951 alla Mostra Museo di Brooklin; non ho mai esposto le mie opere in mostre personali"

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Le immagini e i testi sono tratti dal Libro "Pietro Bassi" a cura di Costantino Gilardi

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